17 gen 2021
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La rivalutazione dei beni di impresa

Il D.L. 104/2020 ha previsto la possibilità di rivalutare i beni di impresa e le partecipazioni di controllo e collegamento nel bilancio dell’esercizio chiuso al 31 dicembre 2020, a condizione che i beni fossero già presenti nel bilancio del precedente esercizio 2019.
La rivalutazione può essere solo civilistica, oppure può essere estesa anche in ambito tributario, mediante pagamento di una imposta sostitutiva del 3% sui maggiori valori iscritti (senza distinzione tra beni ammortizzabili e non ammortizzabili).
Nel caso in cui si scelga di ottenere il riconoscimento fiscali dei maggiori valori, la riserva di rivalutazione che si crea risulta essere in sospensione di imposta; tale regime può essere evitato mediante il pagamento di una ulteriore imposta sostitutiva del 10%.
 

Il nuovo valore da attribuire ai beni

La normativa civilistica non consente di operare rivalutazioni, se non in casi eccezionali ovvero al ricorrere di disposizioni legislative derogatorie, come il caso che stiamo analizzando.
Va precisato che il D.L. 104/2020 non prevede più il vincolo di estendere obbligatoriamente la rivalutazione a tutti i beni della medesima categoria omogenea del bene che si intende rivalutare.
Il valore massimo che può essere attribuito può essere determinato avendo riguardo:

  • al valore interno;

  • al valore di mercato.

Il primo rappresenta una valorizzazione che tiene conto dell’utilità che il bene può fornire all’economica dell’impresa; tale metodo di calcolo non è agevole in quanto basato su proiezioni future dell’impiego del bene nel ciclo produttivo.
Il secondo rappresenta la valorizzazione di un bene con analoghe caratteristiche sul libero mercato. Tale quantificazione è certamente più agevole, in quanto si può ricorrere a una perizia o a una quotazione di un tecnico del settore (ad esempio, per un immobile si può ricorrere ad una perizia di un ingegnere, di un architetto o di un geometra, ovvero si può fare riferimento alle quotazioni OMI). Tale perizia non è obbligatoria, ma certamente è consigliata per maggiore tranquillità dell’organo amministrativo e di quello di controllo.
La perizia potrà essere redatta entro il termine per l’approvazione della bozza di bilancio, con riferimento ai valori dei beni al 31 dicembre 2020.
Secondo l’Agenzia delle entrate non è possibile iscrivere nell’attivo del bilancio un valore superiore al costo di riacquisto a nuovo del bene.
 
 

L’affrancamento della riserva da rivalutazione

Per evitare il regime di sospensione di imposta alla Riserva da rivalutazione, è possibile l’affrancamento con versamento di una imposta sostitutiva del 10%.
A tale riguardo, va notata una problematica che vede contrapposta l’Agenzia delle entrate con la Cassazione. Infatti:

  • secondo l’Agenzia delle entrate l’imposta sostitutiva va conteggiata sul valore lordo della Riserva, vale a dire sul valore contabile lordizzato della sostitutiva imputata a scomputo;

  • secondo la Cassazione, invece, ciò che deve essere affrancato è solo il valore contabile, unico importo che può essere attribuito ai soci (circostanza questa che, per effetto del regime di sospensione di imposta, determina la tassazione della riserva in capo alla società).

 

Il riconoscimento fiscale dei maggiori valori

Nel caso in cui la società decida di versare l’imposta sostitutiva per ottenere il maggior riconoscimento fiscale, va notato che:

  • ai fini degli ammortamenti, del plafond spese di manutenzione e del regime delle società di comodo, i maggiori valori saranno riconosciuti già dal 2021;

  • ai fini delle eventuali plusvalenze o minusvalenze da cessione del bene rivalutato, è necessario attendere il 1° gennaio del 2024. Ciò determina un disallineamento di valori contabili e fiscali che dovrà essere gestito mediante la compilazione del quadro RV del modello dichiarativo (sino al momento di riallineamento dei valori).

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